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Lettera pastorale Febbraio 2017

Cari Fratelli e care Sorelle,

In questa lettera pastorale considereremo l’ordine e l’orientamento della nostra vita settimana dopo settimana, tra un Giorno del Signore e l’altro. Dopo l’esodo dall’Egitto, Dio ha benedetto Israele dimorando in mezzo al popolo del patto (Esodo 25:8). Non si trattava solo di una realtà spirituale, in quanto anche dal punto dello spazio le dodici tribù erano accampate ciascuna di fronte e tutto intorno al tabernacolo (Numeri 2:2). In seguito, al centro della vita degli Israeliti vi era il tempio, a Gerusalemme, dove anche chi non viveva a Gerusalemme doveva recarsi tre volte all’anno (Deuteronomio 16:16). Questa centralità del santuario spiega anche perché Daniele, pur essendo deportato a Babilonia, si volgeva tre volte al giorno verso Gerusalemme per pregare (Daniele 6:10).

Con l’aiuto di Dio, questo è l’ordine o l’orientamento che dovremmo cercare di dare anche alla nostra esistenza, mentre, come stranieri e pellegrini, siamo di passaggio nel deserto di questo mondo viaggiando verso la Terra Promessa, ossia la Gerusalemme Celeste. Di domenica in domenica, nel corso dei giorni settimanali, dovremmo essere rivolti al luogo dove dimora la presenza di Dio. Sappiamo che Cristo è il tempio e che, per questo motivo, in Cristo noi entriamo a far parte di quel tempio. Cristo è la pietra vivente e noi, come pietre viventi, siamo edificati per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo.

Quindi, è così che dovremmo ordinare e orientare la nostra esistenza: avendo al centro dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti e dei nostri desideri Cristo e la sua casa spirituale. Cristo ha stabilito il vero santuario e in lui Dio abita in mezzo a noi (Esodo 25:8). Anche durante la settimana, vogliamo il cuore a Cristo e al suo popolo. Impariamo poco per volta a fare come Daniele che, nel bel mezzo del regno di Babilonia, era comunque orientato verso il santuario di Dio. Cristo e la sua casa devono essere sempre nei nostri pensieri e nelle nostre preghiere e – come nel caso dell’accampamento delle dodici tribù d’Israele – di fronte ai nostri occhi (Numeri 2:2).

Oh, quanto sono amabili le tue dimore,

SIGNORE degli eserciti!

L’anima mia langue e vien meno,

sospirando i cortili del SIGNORE;

il mio cuore e la mia carne mandano grida di gioia al Dio vivente.

Anche il passero trova una casa

e la rondine un nido dove posare i suoi piccini,

presso i tuoi altari, o SIGNORE degli eserciti,

Re mio, Dio mio!

Beati quelli che abitano nella tua casa

e ti lodano sempre!

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