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Lettera pastorale Maggio 2017

Cari Fratelli e care Sorelle,

In questa lettera pastorale vorrei riflettere con voi sulla confessione della fede. Quando confessiamo la nostra fede stiamo rispondendo a Dio, il quale si è dato a conoscere mediante la predicazione di profeti e apostoli. I profeti hanno annunciato la venuta del Verbo di Dio, mentre gli apostoli hanno trasmesso quanto ha rivelato il Verbo di Dio. E quando noi confessiamo la fede facciamo risuonare la voce stessa del Verbo di Dio.

Già nell’Antico Testamento la vita del popolo del patto era caratterizzata da questa pratica spirituale. Il libro dei Salmi è pieno di confessioni della fede. Per esempio, nel salmo 121 viene posta, come in un catechismo, la seguente domanda: “Alzo gli occhi verso i monti : da dove mi verrà l’aiuto?”. E la risposta del popolo del patto confessa: “Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra” (Salmi 121:1-2). Facendo questa confessione gli antichi Israeliti non solo affermavano le dottrine della creazione e della provvidenza, ma anche quella della redenzione. Il popolo del patto confessa che il Dio creatore muove ogni creatura – in amore e in giustizia – verso il suo fine ultimo e più vero, secondo la sua segreta volontà. E questa confessione era ancorata nel ricordo dell’aiuto ricevuto nel passato, quando il Signore stese il suo braccio e liberò il suo popolo dalla schiavitù in Egitto, dal potere di Faraone. Questa è anche la confessione della chiesa cristiana: essendo risorto e asceso al trono Cristo regna sopra tutte le cose e, mediante l’opera efficace e suprema dello Spirito, Cristo è con noi, in mezzo a noi e in noi. Il nostro aiuto viene dal Signore che ci ha promesso di essere con noi fino alla fine del presente secolo malvagio.

La confessione della nostra fede ha delle importanti ricadute pratiche, che riguardano la vita cristiana e la nostra santificazione. Intanto, quando confessiamo che il nostro aiuto viene dal Signore siamo costretti ad arrampicarci sulle macerie dentro di noi, imparando ciò che per noi è estremamente difficile: non ascoltare le nostre paure, non agitarci per tutte le cose che intralciano il nostro cammino, non adirarci a motivo di chi è arrogante, non credere alla menzogna che Dio ha smesso di prendersi cura di noi. Questa è una lezione che non cesseremo mai di imparare. In secondo luogo, quando confessiamo che il nostro aiuto viene dal Signore ci ricordiamo che, mediante la vita, la morte e la risurrezione di Cristo, la vita della nuova creazione ha fatto irruzione nella vita del presente secolo malvagio. Non sono i ricchi, i potenti, i senza scrupoli ad avere l’ultima parola nel regno che Cristo ha inaugurato. Il Dio che ha redento Israele dal potere di Faraone, il Signore che ha preservato i cristiani precipitando Cesare, è colui che sta regnando per ridurre al nulla ogni principato, ogni potestà e ogni potenza, fino al giorno in cui anche l’ultimo nemico sarà distrutto. Allora Dio sarà tutto in tutti.

“Alzo gli occhi verso i monti : da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra”!

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