La conduzione spirituale I membri di una chiesa cristiana devono ricevere un’adeguata cura pastorale. Oggigiorno si tende a definire questo aspetto della vita di una chiesa e del ministero dei conduttori mediante il concetto di “counseling”. Questo termine evidenzia l’influsso esercitato sulla chiesa dalla nostra cultura “psicologizzata”. Per questa ragione, la chiesa Filadelfia cerca di coltivare e praticare un ministero che provveda una conduzione (o direzione) spirituale. Dopotutto, non dobbiamo dimenticare che siamo pellegrini che camminano al cospetto del Dio vivente! Martyn Lloyd Jones (che prima di dedicarsi al ministero pastorale aveva esercitato la professione medica), parlando dell’approccio pastorale di Paolo, afferma: Notiamo anche il contrasto tra il metodo dell’apostolo e quello, sempre più popolare, anzi sempre più in voga, che passa col nome di “consulenza”. Non c’è alcuna commistione tra ciò che è psicologico e medico da un lato e ciò che è spirituale dall’altro. Non nego che occasionalmente tali elementi debbano essere considerati, ma oggi la tendenza è quella di ritenerli tanto importanti al punto da oscurare e obliterare ciò che un tempo si chiamava “guida spirituale”. Dunque, non è sufficiente fornire un counseling individuale. Ciò che conta davvero è che i conduttori della chiesa provvedano un’adeguata cura pastorale ai propri membri. Tale conduzione spirituale deve essere collegata direttamente alla vita della chiesa locale e deve essere una manifestazione della sua vitalità e dell’impegno dei suoi conduttori. Vi sono almeno due grandi ostacoli che si devono superare per formare una chiesa nel cui ambito i credenti si dilettino nell’essere sottoposti alla conduzione spirituale degli anziani, al fine di camminare fedelmente dietro a Cristo. Il primo problema è quello dell’individualismo.

A causa dell’idolatria dell’uomo, che pone se stesso al centro di tutto, i bisogni individuali e il singolo con i suoi problemi sono, in genere, l’interesse predominante. Tale interesse ha reso marginale il tradizionale tipo di cura pastorale caratterizzato dalla teocentricità. L’altro problema è quello dell’insofferenza alle autorità. Siamo tutti condizionati dalla mentalità autonoma e indipendente della nostra cultura, che cerca di far trionfare ovunque il principio dell’autodeterminazione. Il risultato è stato un certo livellamento sociale e l’annullamento quasi totale dell’esercizio dell’autorità. Di conseguenza, anche nelle nostre chiese facciamo spesso fatica a comprendere l’importanza della conduzione spirituale da parte dei pastori. Per queste ed altre ragioni – come spiega nei suoi scritti il teologo contemporaneo David Wells – al presente il peccato è interpretato non tanto come un male morale bensì come un problema psicologico.

Di conseguenza, non viene considerato più in relazione a Dio ma è visto in relazione al proprio io. I conduttori della chiesa Filadelfia, cercando di ispirarsi al modello pastorale della tradizione riformata e puritana, cercano di pascere il gregge affidato alle loro cure impegnandosi a conoscere bene ogni persona che rientra nella cerchia affidata alla loro sorveglianza. In particolare, si cerca di curare spiritualmente 1) gli inconvertiti e coloro che comunemente si definiscono “simpatizzanti”; 2) i cristiani – i quali sono a loro volta distinti in quattro gruppi: a) i neoconveriti, b) coloro che lottano contro una particolare corruzione molto radicata nel loro cuore, c) i tiepidi che hanno abbandonato il primo amore, d) i forti –; 3) le famiglie; 4) i malati; 5) gli sviati impenitenti che rischiano l’apostasia; 6) coloro verso i quali è necessario esercitare la disciplina della chiesa affinché si ravvedano.

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