Chiesa Evangelica Riformata

Filadelfia

Per chiamare i peccatori,
nella loro condizione di miseria dinanzi a Dio Padre,
all’unico conforto in vita e in morte nella redenzione nel Figlio,
per vivere con gratitudine in virtù dell’opera dello Spirito.

Riflessioni sul Giorno del Signore

Una delle responsabilità principali dei conduttori di chiesa è perseverare nella preghiera per pascere il gregge secondo Dio. A questo scopo, è necessario che i conduttori visitino regolarmente le varie famiglie, come anche i singoli membri di chiesa, per coltivare la conoscenza delle persone al fine di promuovere la comunione fraterna e la crescita dell’amore cristiano nella chiesa.

Questo è importante da un punto di vista umano e spirituale. Difatti, come potranno i pastori o gli anziani sviluppare un interesse genuino nei confronti di individui che non conoscono, per gioire e soffrire con loro? Sarà forse sufficiente incontrare le persone solo la domenica? Come potranno comprendere i loro bisogni spirituali, le loro prove e le loro tentazioni? Inoltre – e non è una cosa da poco –, andando tra la gente e visitandola nelle case, i conduttori impareranno ad acquisire discernimento ed a ricavare spunti preziosi per la preparazione in vista del ministero pubblico della predicazione e del governo della chiesa. Si comprende dunque che le visite pastorali non sono solo delle occasioni formali o di mera socializzazione. Lo scopo principale di tale impegno è la ricerca del progresso spirituale delle persone che  formano la chiesa.

Tale impegno deve essere portato avanti con uno spirito di preghiera. Ma attenzione: è necessario che la perseveranza nella preghiera sia a “doppio senso” e non solo a “senso unico”. Che cosa significa? Significa che non devono essere solo i conduttori a pregare per il gregge e, viceversa, non deve essere solo il gregge a pregare per i propri conduttori. I conduttori e i membri della chiesa devono pregare regolarmente gli uni per gli altri. Consideriamo l’esempio degli Apostoli: Paolo pregava per i Tessalonicesi, ma chiedeva anche a loro di pregare per lui (II Tessalonicesi 1:11; 3:1-2). Siccome purtroppo il peccato ci avvolge facilmente, accade che veniamo meno nella preghiera, perciò dobbiamo fare attenzione e vegliare su noi stessi.

Perciò, con uno spirito di preghiera, consideriamo i seguenti spunti di riflessione per edificarci a vicenda mediante le visite pastorali.

 

L’amore per Dio

  1. In che modo lo Spirito Santo mi rende testimonianza della giustizia e dell’amore di Dio per me, misero peccatore? Come sono stato illuminato per comprendere meglio la santità di Dio, la purezza della sua legge, il male del peccato e, soprattutto, la gloria e la bellezza della giustizia che mi è stata imputata in Cristo?
  2. Sono consapevole che sto crescendo spiritualmente? Che cosa mi mostra che sto cercando sinceramente di amare e servire il Signore con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza? Oppure, c’è qualcosa in me e nella mia condotta che dimostra che ho altri idoli nel cuore che sono più importanti del Dio invisibile?
  3. La mia coscienza sta diventando più sensibile verso la corruzione del peccato? Mi accorgo quando ho pensieri, sentimenti e desideri cattivi? Come reagisco quando provo rabbia, risentimento, ansietà, paura? Ho un cuore geloso, invidioso, superbo, bramoso dell’approvazione altrui o di potere sugli altri?
  4. Quando prego m’impegno, oppure lo faccio in maniera meccanica e formale, senza sentimento e riflessione? Quando prego penso solo ai miei bisogni fisici o materiali o a quelli dei miei familiari? Chiedo a Dio che mi aiuti a glorificarlo? Supplico il Signore che mi aiuti a confessare i miei peccati e a umiliarmi sotto la sua mano? Invoco l’assistenza dello Spirito per cercare la prosperità spirituale della chiesa? Prego per gli inconvertiti?
  5. Sono attento a esprimere gratitudine a Dio, oppure cerco Dio solo quando sono in difficoltà? Mi preparo con timore e tremore al Giorno dell’Adorazione? Partecipo ai servizi divini con intensità e passione? Quando canto le lodi di Dio lo faccio con sentimento? Quando ascolto le preghiere e la parola sono concentrato con uno spirito di preghiera?

 

L’amore per il prossimo

  1. Da che cosa posso osservare che il mio amore per gli altri – soprattutto per i miei familiari e per i membri di chiesa – sta crescendo? Cerco di riflettere con attenzione su quali sono i miei talenti e su come potrei usarli per recare dei benefici agli altri? Sono aperto verso il prossimo, oppure sono distaccato e indifferente?
  2. Quando sono con gli altri cerco di comprenderli o di essere compreso? M’impegno a recare conforto e incoraggiamento o mi aspetto solo che gli altri mi diano conforto e incoraggiamento? Dove c’è offesa sono pronto a portare perdono? Dove c’è discordia contribuisco alla concordia? Dove c’è tristezza cerco di recare un po’ di consolazione? Quando qualcuno cade sono pronto a tendere la mano per aiutarlo a rialzarsi? Sono generoso e pronto a dare, oppure sono incline a prendere soltanto? Sono vendicativo o mansueto?
  3. Come uso la lingua? In genere, parlo con grazia, sincerità e con sensibilità, oppure le mie parole sono taglienti, arroganti o sconsiderate? Sono pronto anche ad ascoltare, oppure parlo sempre e solo io? Faccio apposta a dire cose fuorvianti, mezze verità o magari delle vere e proprie menzogne? Quando si scherza, sto attento a non farlo in modo appropriato senza umiliare gli altri? Cerco con i miei discorsi di salvaguardare la reputazione degli altri, oppure sono incline al pettegolezzo, alla maldicenza o, addirittura alla calunnia?
  4. Prego per gli altri, oppure mi lamento soltanto dei loro difetti? Prego regolarmente per i miei familiari? Prego regolarmente per i conduttori di chiesa? Prego per coloro con i quali sono in contatto quotidiano? Quando mi vengono brutti pensieri sugli altri cerco di allontanarli pregando, oppure metto altra legna sul fuoco?