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Una riflessione per Venerdì Santo

Cosa significa la croce? La croce è un simbolo che vediamo ovunque. Vediamo gioielli nella forma della croce. Vediamo le persone che hanno un tatuaggio croce. E naturalmente, qui in Italia, vediamo la croce in cima alle chiese in ogni posto.

Per molte persone nel mondo, la croce è un emblema di Dio o della religione in generale. Altri capiscano che indica Cristianesimo in particolare. Nel mondo greco-romano del primo secolo, però, la croce era niente di più di uno strumento della morte. I Romani hanno perfezionato questo metodo brutale di esecuzione.

In primo luogo, il condannato era denudato e flagellato duramente. Usavano una frusta di pelle si chiama “il gatto a nove code”. Attaccavano pezzi di vetro e metallo nella pelle in modo che il dorso della vittima fosse strappata a brandelli. Ciò faceva sì che la persona perdesse una grande quantità di sangue e arrivasse quasi a uno stato di shock. Qualche volte, il prigioniero moriva a causa della tortura.

Poi, il detenuto doveva portare la trave orizzontale sul luogo dell’esecuzione. Durante la marcia della morte, veniva condotto attraverso le strade più affollate con un cartello che annunciava il suo nome e il suo crimine. L’intera esperienza era progettata per causare vergogna pubblica e disonore al condannato.

Il Signore Gesù Cristo ha sofferto questa umiliazione. La narrazione dei Vangeli ci dice che Gesù è stato condannato come colpevole, anche se non aveva alcuna colpa sua. I capi ebrei sporsero accuse di blasfemia contro di lui e lo consegnarono a Ponzio Pilato, il governatore romano della Palestina. Pilato, essendo un uomo di legge e ordine, poteva vedere chiaramente che non c’era alcuna accusa sostanziale contro Gesù, nulla che meritasse un’esecuzione.

Ha cercato di liberare Gesù attraverso l’usanza di perdonare un prigioniero durante la festa della Pasqua. Ha messo Gesù al fianco di Barabba, un uomo che si è reso colpevole di rapina, ribellione e omicidio. Era un rivoluzionario ebreo, alla ricerca del rovesciamento di Roma. Di fronte a una scelta tra i due uomini, le folle scelsero Barabba. Era il tipo di Messia che volevano: un salvatore politico, un combattente per la libertà.

Non erano interessati a un Messia che li avrebbe salvati dai loro peccati. Non potevano capire che il loro più grande bisogno era quello di essere liberati dal potere del diavolo e dalla colpa del loro peccato. Poiché siamo peccatori, tutti noi troviamo il nostro posto in quella folla che richiedeva la morte di Gesù.

Barabba ha evitato la croce quel giorno. È stato liberato perché Gesù è diventato il suo sostituto. Sebbene non avesse commesso alcun crimine, Gesù è stato condannato, torturato, e condotto al luogo dell’esecuzione, che si chiama Golgota. È stato inchiodato sulla croce per morire una morte lenta e dolorosa della disidratazione e del soffocamento.

Come il profeta Isaia predisse, Gesù “disprezzato e abbandonato dagli uomini” ed “è stato contato fra i malfattori”. È stata la più grande ingiustizia nella storia del mondo, perché Cristo non aveva colpa o peccato. Non ha mai camminato seguendo l’andazzo di questo mondo. Invece, ha camminato sempre secondo la volontà del suo Padre in cielo. Non ha mai camminato seguendo il principe della potenza dell’aria, il diavolo. Invece, quando fu tentato, ha resistito e ha perseverato. Non fu mai per natura figlio d’ira, come gli altri. Invece, è stato concepito ed è nato senza peccato e ha vissuto tutta la sua vita in giustizia perfetta. Ha fatto quello che il primo Adamo non aveva fatto.

Eppure, era lì sulla croce che quest’uomo innocente ha soddisfatto la giustizia di Dio, perché, come disse Isaia, “il Signore ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti”. Era lì che, come confessiamo nel Credo Apostolico, discese agli inferi”. Cioè, ha sofferto nell’abisso dell’ira di Dio contro il nostro peccato. È diventato una maledizione per noi.

Questo è il significato della croce. La croce non è semplicemente un simbolo del Cristianesimo. Molto meno lo è un emblema di religione in generale. La croce era il posto in cui eravamo riconciliati con Dio. Come dice l’apostolo Paolo in Galati 3.13: “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: <<Maledetto chiunque è appeso al legno>>)” Per farci sedere nei luoghi celesti, Cristo dovette scendere nelle profondità del giudizio di Dio. “Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio” (Ebrei 12.2).

Nei nostri peccati siamo come Barabba, criminali colpevoli che meritano giustizia. Ma a causa della croce e della sua grazia straordinaria, Cristo è diventato il nostro sostituto e ha sofferto l’ira di Dio nel nostro posto! Tutto è finito. Il pagamento è stato effettuato. Sulla croce Gesù ha detto, “È compiuto!” La sua resurrezione il terzo giorno è la prova che Dio ha accettato il suo sacrificio.

La grazia di Dio sembra troppo bella per essere vera. Però è così. La salvezza è un dono per noi perché Cristo ha pagato il prezzo. È grazia per noi perché c’è stato il giudizio per Cristo. Ecco perché possiamo dire con gioia le parole dell’apostolo Paolo, “Ma quanto a me, non sia mai che io mi vanti di altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo.”

Conosci questa gioia, gioia nella croce di Cristo? Hai riposto la tua fiducia in lui? Non ritardare! Corri a Cristo! Fuggi da lui! Rallegriamoci nel Signore e cantiamo insieme, “Perché in croce su Gesù,Dio la sua ira riversò.Pei falli miei morì il mio Re,Per la sua morte noi viviam!” Amen.

~ Rev. Michael Brown