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Salmo 3: “Dal lamento alla lode”

Salmo 3 è un salmo di lamento. È un salmo che canta i “blues”. Esprime dolore e sofferenza per circostanze terribili. Però, dall’inizio alla fine, questo salmo si muove dal lamento alla lode. Questo movimento è un tema importante del salterio nel complesso. Come sappiamo, ci sono 150 salmi divisi in 5 libri. Ci sono salmi di lamento attraverso tutti e cinque libri, però, la maggior parte di loro trova nel primo libro, e la maggior parte dei salmi di lode si trova nel quinto. Quindi, c’è un movimento dall’inizio dei 150 salmi alla fine, un movimento dai canti di lamento ai canti di esaltazione, dalle note di sofferenza alle note di gloria. Con questo movimento, Dio ci insegna qualcosa di fondamentale per quanto riguarda il modello della nostra vita.

Salmo 3 è il primo salmo di lamento. La soprascritta ci indica la situazione storica: “Salmo di Davide, composto quando fuggiva davanti ad Absalom, suo figlio”. Davide ha scritto questo salmo in un periodo pieno di stress e difficoltà. Essenzialmente, ci sono quattro parti di questo salmo: 1) il lamento del salmista; 2) la fiducia del salmista; 3) la petizione del salmista; 4) la lode del salmista.

1. Il Lamento del salmista

Davide comincia il suo lamento nel v.1: “O Signore, quanto sono numerosi i miei nemici! Molto sono quelli che insorgono contro di me.” Forse vi ricordate la storia in 2 Samuele capitoli 14-15: Absalom ha cercato di usurpare l’autorità di Davide. Ha cospirato con molte persone potenti nell’amministrazione di suo padre, molti di cui erano stati amici e consiglieri di Davide. Ha acquistato popolarità in Israele e ha iniziato una ribellione. Quindi, la vita di Davide era in pericolo. Ha dovuto fuggire per evitare l’assassinio!

È fuggito da Gerusalemme ed è andato giù nella valle del Cedron, sopra il Monte degli Olivi e nella sicurezza di una foresta. Leggiamo la storia in 2 Samuele 15: “Davide…saliva piangendo e camminava con il capo coperto, a piedi scalzi.” Il suo cuore era infranto. Era stato tradito da amici che cospiravano contro di lui. Possiamo solo immaginare il livello di stress che ha dovuto sopportare. Come se non avesse abbastanza problemi e sfide come Re di Israele, ora doveva trovare una via d’uscita da questa difficoltà! Ora doveva affrontare una rivolta nazionale guidata da suo figlio! Sentendosi disperato e senza speranza, grida al Signore,“O Signore, quanto sono numerosi i miei nemici! Molto sono quelli che insorgono contro di me.”

 Notate il pensiero parallelo nel v.2: “molti quelli che dicono di me: <<Non c’è più salvezza per lui presso Dio!>>” Questo è uno dei componenti principali della poesia ebraica: è composta da frasi corte e bilanciate. Usa pensieri paralleli, che riformulano la frase precedente in un modo diverso.

Quindi, il v.1 dice,“O Signore, quanto sono numerosi i miei nemici! Molto sono quelli che insorgono contro di me.” Poi, il v.2 comunica lo stesso pensiero in un modo diverso: “molti quelli che dicono di me: <<Non c’è più salvezza per lui presso Dio!>>” Invece di rime, come troviamo per esempio nella Divina Commediadi Dante, in cui c’è la sua famosa struttura di “terza rima”, la poesia ebraica combacia pensieri ed idee. Usa coppie di istruzioni parallele. La seconda riga intensifica la prima.

Questo è ciò che fa Davide in questo salmo. Esprime in versi poetici i suoi profondi sentimenti di disperazione, lamentando la sua terribile situazione e implorando il Signore di agire e di aiutare. Il numero dei suoi nemici era improvvisamente aumentato e stavano sostenendo che Davide non era più il Re di Israele. Stavano dicendo che questa volta Dio non lo avrebbe aiutato!

A volte possiamo identificarci con David, no? La maggior parte di noi non ha mai vissuto le stesse circostanze di Davide: cioè, nessuno di noi è stato il re o la regina di una nazione, e probabilmente, nessuno di noi è stato l’obiettivo di assassini. Sapiamo, tuttavia, come ci si sente quando si chiede aiuto al Signore: “O Signore, quanto sono numerosi i miei nemici! Molto sono quelli che insorgono contro di me.”

 Sappiamo cosa vuol dire combattere contro i nostri tre grandi nemici: Satana, il nostro peccato e questo presente secolo malvagio. Conosciamo la battaglia contro le tentazioni e le accuse della nostra coscienza che ci dice che abbiamo fallito. Conosciamo la pressione di vivere in un mondo che si oppone a Dio e che è caratterizzato dall’orgoglio, dalla concupiscenza e dall’egoismo. Sappiamo cosa vuol dire sentirsi sconfitti da questi nemici a volte che sembrano costantemente insorgere contro di noi.

Sono sentimenti terribili per chiunque li provi. Eppure, purtroppo sono una parte ordinaria della vita come pellegrini in questo presente secolo malvagio. Ci troviamo in ogni sorta di situazioni difficili che ci costringono a lamentarci e invocare il Signore per ottenere misericordia come Davide fa qui. Qualche volta, lo facciamo con cuori infranti. Ecco perché i salmi ci influenzano emotivamente: esprimono emozioni che conosciamo personalmente, e il dolore e la disperazione che sentiamo spesso.

Esprimono anche, però, la fiducia che abbiamo nel Signore. Questo ci porta al secondo punto del salmo…

2. La fiducia del salmista

vv.3-4: “Ma tu, O Signore, sei uno scudo attorno a me, sei la mia gloria, colui che mi rialza il capo. Con la mia voce io grido al Signore ed egli mi risponde dal suo monte santo.” Come un buon poeta, Davide usa metafore. Qui, chiama Dio “uno scudo.” Ovviamente, questo non significa che Dio sia letteralmente uno scudo nei cieli, ma che il suo potere e la sua provvidenza agiscono come uno scudo nei confronti del suo popolo. Davide sapeva che il Signore lo aveva protetto in tanti pericoli e circostanze difficili. Davide aveva molti nemici, ma il Signore era il suo scudo.

Non aveva dimenticato come il Signore aveva messo avesse Golia nelle sue mani e lo aveva protetto dai tentativi di Saul di ucciderlo. Conosceva il Signore come scudo, un difensore più potente di tutti i suoi nemici. Non aveva dimenticato il patto di Dio e le sue promesse. Poteva invocare il Signore, e il Signore diresse i pensieri di Davide verso Sion, la santa collina di Dio, che egli aveva designato come il luogo in cui il suo popolo poteva avvicinarsi a lui attraverso il sacrificio. Queste cose spinsero Davide a rialzare il capo, anche nel mezzo della sua pena, e dire al Signore, “sei la mia gloria, colui che mi rialza il capo.”

Conoscere questa promessa portò a Davide un tale conforto nel mezzo della sua pena che gli permise di dormire di notte, il che, non è facile quando siamo profondamente turbati e angosciati: v.5:“Io mi sono coricato e ho dormito, poi mi sono risvegliato, perché il Signore mi sostiene.”

 Il sonno è un periodo di grande pericolo. Davide era più vulnerabile durante la notte mentre dormiva. Ma qui, Davide esprime la sua fiducia nel Signore che non dorme ma protegge il suo popolo anche durante il loro sonno. Quando riconosciamo che il sovrano Creatore e Sostenitore dell’universo ha il controllo di tutte le cose e ci ama con il suo amore paterno, di chi avremo paura? Ce ne rendiamo conto che “Il Signore la [nostra] luce e la [nostra] salvezza; di chi temeremo?” Di cosa temeremo? Di niente! Il Padre nostro che è in cieli ha ogni potere, e ci ama e ascolta le nostre grida.

Come confessiamo nel Catechismo di Heidelberg, D.27: Il Padre nostro controlla “cielo e terra e tutte le creature, governandole così che piante e ortaggi, pioggia e siccità, annate produttive e sterili, cibi e bevande, salute e malattia, ricchezza e povertà ed ogni cosa, non vengono per caso, ma dalla sua mano paterna.”

 A volte, dobbiamo lamentarci della nostra situazione e gridare a Lui, ma possiamo anche coricarci e dormire, perché Lui è il nostro scudo. Possiamo riposare. Possiamo dice con Davide nel v.6:“Io non temo le miriadi di genti che si sono accampate contro di me d’ogni intorno.” La fiducia di Davide nel Signore lo porta a fare una petizione con confidenza…

 3. La petizione del salmista

 v.7: “Ergiti, O Signore, salvami, Dio mio; poiché tu hai percosso tutti i miei nemici sulla guancia, hai rotto i denti agli empi.”  Davide usa un linguaggio molto forte per descrivere la capacità del Signore di salvare. Questo desiderio della punizione dei malvagi si chiama “preghiera imprecatoria”. Ma noi possiamo pregare in questa maniera? Nel Nuovo Testamento, ci viene comandato di amare i nostri nemici e benedire quelli che ci perseguitano. Quindi, come possiamo riconciliare queste cose?

Dobbiamo ricordare che le preghiere imprecatorie dei salmi non sono preghiere che possiamo pregare egoisticamente contro i nostri nemici personali, ma sono le preghiere di Cristo e la sua chiesa contro i nemici di Dio. Dobbiamo pregare sempre per la conversione degli empi. Ma dobbiamo ricordare anche che, un giorno, Cristo verrà per giudicare i vivi e i morti. “A me la vendetta; io darò la retribuzione” dice il Signore.

Quindi, quando preghiamo “Vieni, Signore Gesù!” o “Venga il tuo regno”, essenzialmente preghiamo per il ritorno di Cristo e il suo giudizio degli empi. Il Signore Gesù è il Re e il Giudice che percuoterà i suoi nemici sulla guancia e romperà i denti degli empi.

Questo è il Dio nostro! È un forte guerriero che alla fine eliminerà e metterà fine a ogni male e malvagità da questa terra che ha creato, poiché la salvezza appartiene a lui.

 4. La lode del salmista

v.8: “Al Signore appartiene la salvezza; la tua benedizione sia sul tuo popolo!” Vedete il movimento in questo salmo? Inizia con un lamento sulla situazione dello salmista e finisce con una confessione di lode. Si conclude con questa grande dichiarazione di lode che in molti modi è la dichiarazione di tutta la Bibbia: “Al Signore appartiene la salvezza.”

Dall’inizio alla fine, tutta la Bibbia proclama questa affermazione: “Al Signore appartiene la salvezza.” È da Dio a noi, non da noi a Dio. La salvezza non è mai qualcosa che possiamo realizzare. È solo il Signore che fa questo. Ci ha portato la salvezza per liberarci dal peccato, dalla morte e dall’inferno. Nemmeno “il grande nemico” morte sarà vittorioso su di noi, poiché Dio ha promesso di resuscitare i nostri corpi dalla morte e portarci alla gloria! E nel frattempo, mentre viaggiamo attraverso questa vita, abbiamo il conforto di sapere che il Signore è il nostro scudo e difensore, colui che ci rialza il capo! Infatti, la sua promessa a noi è che senza la sua volontà, neppure un capello può caderci dal capo! Si, così che tutte le cose debbano cooperare per la nostra salvezza.

Come possiamo esserne sicuri? A causa di colui che questo salmo alla fine rivela! Questo salmo, nel suo movimento dal lamento alla lode, ci rivela il Davide più grande, cioè, Cristo! Alla fine, tutti i salmi ci rivelano la Persona e l’Opera di Cristo. Come ha detto Dietrich Bonhoeffer nel suo eccellente libro sui Salmi, “Se vogliamo leggere e pregare … i Salmi, non dobbiamo chiedere prima cosa hanno a che fare con noi, ma cosa hanno a che fare con Gesù Cristo.”

Mentre questo salmo si muove dal lamento a lode, descrive il modello della vita di Cristo: dal lamento alla lode, dalla sofferenza alla gloria. Come Davide, i nemici di Cristo erano numerosi. Proprio come Absalom si è rivolto contro Davide, così il mondo, che Dio ha creato, si è rivolto contro Gesù.

Mentre Gesù era sulla croce, la gente diceva: <<Non c’è più salvezza per lui presso Dio!>> L’hanno deriso. Molto più di Davide, Cristo è stato – come il profeta Isaia ha detto, “disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna.”

Anche noi eravamo numerati tra i suoi nemici, perché siamo peccatori, e il Dio santo non è amico del peccato e della malvagità. Ma come l’apostolo Paolo ha scritto in Romani 5.8, 10, la buona notizia è che “Dio invece mostra il proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi…mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo.” In verità, la salvezza appartiene al Signore!

Questa salvezza è perfetta e completa perché, a differenza di Davide, Cristo è stato abbandonato da Dio mentre soffriva sulla croce. Sulla croce, Dio non era uno scudo per Gesù. Invece, Gesù ha sopportato tutto: l’ira di Dio e il suo giudizio assoluto contro i nostri peccati che gli sono stati imposti.

Come Davide, Gesù ha gridato, “Dio mio!” A differenza di Davide, però, non ha ricevuto una risposta. Gesù ha gridato, “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” È stato abbandonato dal Padre affinché noi non lo siamo mai. È stato “colpito, percosso da Dio e umiliato” affinché noi possiamo conoscere Dio come scudo attorno a noi e colui che ci rialza il capo!

Quindi possiamo coricarci e dormire, poiché Dio è per noi. E se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Non abbiamo bisogno di avere paura di molti che insorgono contro di noi in questa vita, poiché Cristo è il nostro scudo.

La tua vita è in Lui, carissimo! E tu stai conformandoti allo stesso modello di Cristo: dal lamento alla lode, dalla sofferenza alla gloria! Ciò significa che questo salmo è per te. Magari ti senti scoraggiato in questo momento a causa di tanti problemi nella vita. Forse sei deluso a causa di nemici che insorgono contro di te. Ma guarda in alto e guarda a Cristo! Sarà il tuo scudo quando ti coricherai e dormirai, e quando ti risveglierai, perché ti sosterrà.

“Al Signore appartiene la salvezza; la tua benedizione sia sul suo popolo!” Via in pace! Amen.

~ Rev. Michael Brown