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Creato per l’albero della vita

Nell’adattamento cinematografico dell’epico romanzo Ritorno del re, c’è una scena in cui lo hobbit Pipino e il mago Gandalf si trovano in una situazione molto pericolosa. Sembra che moriranno. Pipino è terrorizzato e dice, “Non credevo sarebbe finita così…” Gandalf risponde, “Finita? No. Il viaggio non finisce qui. La morte è solo un’altra via. Dovremo prenderla tutti. La grande cortina di pioggia di questo mondo si apre e tutto si trasforma in vetro argentato. E poi lo vedi…” Pipino, affascinato dalle parole di Gandalf, chiede, “Cosa, Gandalf? Vedi cosa?” Gandalf spiega con un grande sorriso, “Bianche sponde e, al di là di queste, un verde paesaggio sotto una lesta aurora”. Pipino, confortato da questa notizia, dice, “Beh, non è poi così male!” E Gandalf risponde, “No…No, non lo è”.

È una scena molto emozionante che ha commosso il cuore di milioni di persone. Ma perché? Com’è possibile che una scena di un film che descriva la speranza del paradiso possa muovere il cuore di milioni, la maggior parte dei quali non sono credenti? Perché gli esseri umani hanno una speranza naturale di qualcosa di meglio dopo la morte? Vediamo questa speranza naturale espressa non solo nelle varie religioni del mondo, ma anche nel cinema, nella letteratura, nella musica e nell’arte.

Perché? È perché, nel principio, Dio ha messo nella coscienza umana questa speranza naturale per il paradiso. Siamo creature che sperano. Siamo stati creati per vivere per molto più di questo presente secolo malvagio. Ecco perché siamo creature che devono sognare il futuro e sperare che le cose nella vita possano migliorare.

Genesi 2:4-17 ci aiuta a capire come sia vero. Ci insegna tre caratteristiche degli esseri umani nel principio: il provvedere di Dio; la prova del patto; e la promessa del paradiso.   

I. Il provvedere di Dio

Il Capitolo 2 di Genesi ci parla del provvedere di Dio nella creazione. Descrive come l’uomo ha ricevuto la bontà e la bellezza della creazione di Dio. Dio ha provvisto ad Adamo tutto ciò di cui aveva bisogno per la vita. V.7: “Dio il SIGNORE formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente”.  In altre parole, Dio ha creato Adamo con il corpo e l’anima.

Dio non ha fatto evolvere Adamo da una forma di vita inferiore. Invece, ha creato soprannaturalmente Adam dalla polvere. In effetti, la parola ebraica per terra è la parola, “adama”, che è molto simile al nome “Adamo”.L’autore sottolinea il fatto che la casa di Adamo era la terra. Il suo corpo è stato creato per un’esistenza terrena.

Dio ha fornito ad Adamo più di quanto potesse mai aver bisogno. Gli diede una ricca vegetazione e alberi lussureggianti che producevano cibo. Ha provvisto uccelli, pesci e animali di cui godere. Ha creato un bellissimo fiume che scorreva attraverso il giardino e si divideva in quattro fiumi separati. Ha rifornito oro e pietre preziose per il piacere di Adamo. Il giardino d’Eden era un luogo di paradiso. Era assolutamente impeccabile e di prestigio. Non c’era nessun difetto, nessun decadimento e nessun male. C’era solo bontà, bellezza e pace.

Era più di un semplice giardino. Era una specie di tempio in cui tutto nel suo spazio territoriale era santo e consacrato al Signore. Era un santuario, un luogo dove l’uomo ascoltava la voce di Dio e godeva della sua presenza come un essere creato a sua immagine. Questa è la prima caratteristica degli esseri umani nel principio: il provvedere di Dio. Ma perché Dio ha permesso che la sua creazione perfetta fosse rovinata? Perché ha permesso ad Adamo di cadere? Questa ci porta alla seconda caratteristica…

II. La prova del patto

Come abbiamo sentito la settimana scorsa, quando Dio ha creato Adamo, si è impegnato ad essere il suo Dio e a sostenerlo. A sua volta, Adamo, era necessariamente obbligato verso di lui. In altre parole, questo rapporto tra Dio e l’uomo era il patto delle opere.

Un patto è un accordo formale che crea un rapporto espresso in termini legali. È accompagnato da giuramenti e promesse, che comportano leggi e sanzioni. Forse non ce ne rendiamo conto, eppure abbiamo esperienza con gli elementi essenziali di un patto quasi quotidianamente. Incontriamo gli elementi basilari di un patto ogni volta che qualcuno fa una promessa, insieme alle implicite conseguenze positive e negative. Praticamente, la promessa crea una relazione tra due persone.

Per esempio, un mutuo è un patto tra te, il compratore, e la banca, il prestatore. La banca ti presta soldi e tu prometti di soddisfare le condizioni di pagamento. E dopo 15, 20 o 30 anni, la casa è la tua. Ci sono premi per chi osserva le condizioni, e ci sono conseguenze per chi non lo fa. È una sorta di patto delle opere. Non c’è un mediatore.

Allora, Dio ha stabilito il patto delle opere con Adamo e con la sua posterità, cioè, con tutta la razza umana. Tutti gli esseri umani sono vincolati dal patto delle opere perché Adamo rappresentava tutti noi. Dio l’ha stabilito come capo federativo e rappresentante legale. La promessa della vita eterna è condizionata dall’ubbidienza di Adamo. Le sue opere gli avrebbero fatto ottenere la ricompensa. La sua ubbidienza doveva essere perfetta e perpetua. L’albero della vita era un segno e una garanzia che, se avesse ubbidito, avrebbe vissuto eternamente.

Come con la sua ubbidienza Adamo avrebbe meritato la vita, però, così con la sua disubbidienza avrebbe meritato la morte. Alla ricompensa corrisponde la punizione; la pena stabilita da Dio per la trasgressione era la morte. C’era non solo l’albero della vita, ma anche l’albero della conoscenza. Al centro del Giardino, questi due alberi conferiscono significato a tutto quanto, soprattutto all’esistenza dell’uomo.

Per quanto riguarda l’albero della conoscenza, Dio ha detto, “Nel giorno che tu mangerai, certamente morirai”. Il termine “morte” è inclusivo e rimanda alla dimensione fisica, spirituale ed eterna. Secondo la Bibbia, la morte non è solo la fine dell’esistenza fisica, ma riguarda ancor di più la separazione da Dio quale fonte sovrabbondante di ogni bene.

Quindi, le conseguenze delle azioni di Adamo sarebbero state imputate ai suoi discendenti. Questo patto era l’impegno assunto da Dio di dare a Adamo – e alla sua posterità in lui – vita eterna e glorificata per la sua ubbidienza oppure morte eterna per la sua disubbidienza. Questa è la seconda caratteristica degli esseri umani nel principio: la prova del patto. Questa ci porta alla terza caratteristica…

III. La promessa del paradiso

Adamo non è stato messo nel Giardino dell’Eden per vivere per sempre sotto il patto delle opere. Dio non intendeva che Adamo vivesse in un perpetuo stato di prova. L’obiettivo fin dall’inizio era il paradiso, cioè, la vita eterna e glorificata.  Dio ha comunicato questo obiettivo per mezzo di alcuni simboli potenti. Primo di tutto, ha creato il settimo giorno, il sabato. Adamo doveva lavorare per sei giorni, quindi riposare il settimo. Questo ritmo settimanale ricordava costantemente il sabato eterno e che sarebbe stato suo se fosse rimasto fedele a Dio nel patto delle opere. Come la lettera agli Ebrei dice,“Rimane dunque un riposo sabatico per il popolo di Dio”. 

Un altro simbolo è stato l’Albero della vita. Se Adamo fosse rimasto fedele sotto il patto delle opere, avrebbe guadagnato il diritto di mangiare dall’Albero della vita e tutta la razza umana, e anche la terra e il cielo, sarebbero entrati nella vita glorificata.

Come possiamo esserne sicuri? Dopotutto, il testo qui in Genesi non ce lo dice specificamente. Sì, però, molto di più ci viene rivelato nel resto della Scrittura. Ad esempio, Romani 8 ci dice che la creazione aspetta con impazienza la manifestazione della gloria di Dio in cui tutta la creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà.

L’Apocalisse 21 ci dice che ci sarà “un nuovo cielo e una nuova terra”, cioè, questo cielo e questa terra saranno risuscitati gloriosamente. “Non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate”.

E l’Apocalisse 22, l’ultimo capitolo nella sacra Scrittura, ci fornisce una descrizione della nuova terra: “Poi mi mostrò il fiume dell’acqua della vita, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città e sulle due rive del fiume stava l’albero della vita”. L’albero della vita appare all’inizio e alla fine della rivelazione di Dio, perché rappresenta l’obiettivo per l’umanità.

Ripeto: ecco perché siamo creature che sperano. Dio ha messo nella coscienza umana questa speranza naturale per il paradiso. Siamo stati creati per l’albero della vita.

La storia catastrofica, però, è che Adamo è stato disobbediente a Dio e non è arrivato all’Albero della vita. La sua caduta è la causa per cui la morte si è estesa a tutti gli uomini. A motivo del suo peccato, la colpa è stata imputata a ciascuno di noi e abbiamo ereditato da lui una natura corrotta; la rottura del patto delle opere ci mostra che non siamo capaci di osservare la legge di Dio per meritare la vita eterna. Con la caduta di Adamo siamo morti, il suo peccato è anche nostro, insieme alla condanna della morte.

La buona notizia, tuttavia, è che Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, ha dato il suo unigenito Figlio come l’ultimo Adamo. Cristo ha fatto per noi ciò che il primo Adamo ha fallito di fare. Come il primo Adamo, Cristo, l’ultimo Adamo, ha ricevuto un’opera da svolgere. Ha detto, “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato, e compiere l’opera sua” (Gio. 4:34).

E come il primo Adamo, Cristo è stato tentato dal diavolo. Ma a differenza del primo Adamo, Cristo non ha ceduto alla tentazione. Invece, è rimasto fedele e obbediente a Dio Padre. A differenza del primo Adamo, Cristo ha adempiuto l’opera che gli è stata affidata.

Ecco perché il giorno prima di essere crocifisso, Gesù ha detto, “Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuto l’opera che tu mi hai data da fare. Ora, Padre, glorificami tu presso di te della gloria che avevo presso di te prima che il mondo esistesse”. (Gio. 17) Nel primo Adamo, il capo federativo di tutta la razza umana, abbiamo peccato e siamo privi della gloria di Dio. Ma nell’ultimo Adamo, Cristo, siamo giustificati per fede e ci viene dato il diritto di mangiare i frutti dell’Albero della vita.

A causa di Cristo, non siamo più sotto il patto delle opere e di conseguenza non siamo vincolati a Dio in base alla nostra ubbidienza alla legge. Invece, ogni credente è nel patto di grazia, in cui Dio promette di accoglierci come giusti in virtù della giustizia del Figlio, il secondo Adamo. Cristo è il Mediatore per ogni persona che crede in lui. Mentre nel patto delle opere Dio dice: “Ubbidisci e vivrai”, nel patto di grazia dice: “Cristo ha ubbidito per te”. Quale grande fondamento abbiamo! Dio ci accoglie a motivo di Cristo! Nulla può confortare il nostro cuore o accrescere la nostra gioia cristiana più della realtà che Dio è per noi, nonostante il fatto che dobbiamo ancora lottare contro il peccato e la disubbidienza!

Sapendo che abbiamo un Mediatore e che Dio ci ama in Cristo saremo così salvaguardati dagli alti e bassi causati dalla nostra coscienza e dalle nostre emozioni. Ricordiamoci, allora, che siamo sotto il patto di grazia e non sotto quello delle opere! Ora siamo liberi di servire Dio con gratitudine! Siamo liberi di amare e servire il nostro prossimo con gratitudine! Non agiamo moralmente per guadagnare merito da Dio, ma semplicemente per amore di Cristo, per desiderio di conoscere, imitare e compiacere colui che ci ha acquistato e ci ha fatti suoi! Nel vangelo di Gesù Cristo, siamo trasportati in una storia d’amore che non è una fiaba, ma è vera! I nostri cuori sono pieni di speranza! Venite alla Tavola, dunque, con gioia e gratitudine, perché Cristo ha assicurato l’albero della vita per voi! Amen.