“Ecco, io sono la serva del Signore” (Luca 1:26-33) – 2 dicembre 2018

Come ben sapete, a stagione di Natale è arrivata di nuovo. Possiamo vedere i segni rivelatori: ci sono belle luci e decorazioni in città, ascoltiamo la musica tradizionale di Natale, e i centri commerciali si trasformano in caos commerciali! Allo stesso tempo, l’anticipazione cresce nel cuore dei bambini mentre arriva il giorno di Natale.

Ma non dovremmo essere troppo cinici verso la stagione del Natale. Almeno fin dal quarto secolo, la chiesa ha chiamato questo periodo “avvento,” una stagione di quattro settimane di preparazione e anticipazione, in cui riviviamo in miniatura la lunga attesa di Israele per la nascita del messia. Loro cantarono “o vieni, o vieni, Emmanuel” mentre aspettavano che Dio realizzasse la sua promessa di inviare il Cristo. Adesso, noi nel nuovo patto cantiamo lo stesso inno mentre aspettiamo pazientemente che Cristo ritorni.

L’avvento ci offre un ritmo annuale che ci aiuta a segnare il tempo mentre attendiamo il ritorno del nostro Signore e la consumazione del suo regno. Nella provvidenza di Dio, sono arrivato appena in tempo per essere con voi durante l’avvento. Oggi è la prima domenica di avvento. Quindi, voglio predicare quattro sermoni dal Vangelo di Luca per prestare attenzione alla narrazione della nascita del nostro Signore e a ciò che significa per noi.

Luca scrisse non solo come teologo, ma anche come attento storico. Non era interessato a scrivere una fiaba. Invece, ha registrato gli eventi sulla persona e l’opera di Cristo raccontata da testimoni oculari, in modo che possiamo avere certezza delle cose che ci sono state insegnate. E qua, ai versetti 26 a 38, Luca descrive uno degli eventi culminanti di tutta la storia umana. Il piano di salvezza di Dio, che si è sviluppato in tutto l’Antico Testamento, ha raggiunto il suo apice a questo punto. La sua promessa di inviare il Salvatore che avrebbe schiacciato la testa del serpente sarebbe stata ora soddisfatta. Il possente angelo Gabriele fu inviato dalle corti del cielo per dare il grande annuncio che il Figlio di Dio sarebbe nato nel mondo per salvare i peccatori.

Ma a chi ha fatto questo annuncio Gabriele? A Cesare? Ai re e alle regine? Ai ricchi e potenti? Alle persone famose e influenti sulla terra? No, lo ha fatto alla persona meno prevedibile di questo pianeta: a una semplice contadina di nome Maria.

Allora, chi era Maria? Forse abbiamo una visione distorta di questa donna che era la madre del nostro Signore. Come sapete, molte persone venerano Maria. Vediamo statue di Maria in tutto il paese. Molte persone la pregano e le chiedono aiuto, come se possedesse poteri speciali. Al contrario, alcuni protestanti ed evangelici hanno un’opinione molto bassa di lei. Molti evangelici hanno paura di mostrarle rispetto. Eppure, la Bibbia la chiama “favorita” e “benedetta…fra le donne.” Nessuna donna nella storia del mondo è mai stata così onorata come Maria, perché Dio l’ha usata in un modo straordinario per portare il Salvatore nel mondo. Ecco perché lei è ricordata nei Simboli Apostolico e di Nicea.

Quindi cosa c’è di significativo in Maria? E che cosa ci insegna il suo ruolo nella storia redentiva? Ci sono tre cose importanti che impariamo da questo brano. 1) Maria era la destinataria della grazia; 2) Maria era la madre del messia; 3) Maria era l’oggetto di un miracolo.

I. La destinataria della grazia

Nel v.26, Luca disse che “al sesto mese,” cioè, il sesto mese della gravidanza di Elisabetta, “l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazaret.” Nazaret era un villaggio insignificante nella regione della Galilea. Era un posto umile. Non c’era nulla degno di nota al suo riguardo. Non era una città di importanza politica o economica. Non era certo il tipo di luogo da cui Israele si aspettava che venisse il Messia, tanto meno il luogo da cui il mondo si aspettava il proprio Salvatore. Non era Gerusalemme o Roma o Atene. Non era un posto associato alla grandezza. Gabriele lasciò la gloriosa presenza di Dio Onnipotente e fu inviato in una piccola e oscura città della Galilea.

V.27 disse che Gabriele apparve “a una vergine fidanzata a un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria.In quei giorni, tipicamente una ragazza ebrea si fidanzava tra i 12 e i 14 anni. Era un impegno formale in cui un patto legale era fatto tra le due famiglie. La ragazza avrebbe continuato a vivere con i suoi genitori fino alla cerimonia di matrimonio, che di solito avveniva circa un anno dopo.

È possibile che abbiamo nella nostra mente un’immagine di Maria come una donna regale quando l’angelo Gabriele la visitò. Questo è il modo in cui è spesso raffigurata nei dipinti del Rinascimento, come quelli di Leonardo Da Vinci e Sandro Botticelli. Di solito è raffigurata come una donna di straordinaria bellezza e con un vestito elegante, quasi come una regina. Magari Maria era bella. Non lo sappiamo. Ma è molto dubbio che Maria sembrasse regale ed elegante quando Gabriele la visitò. Non era nemmeno una donna matura. Probabilmente, aveva circa 13 anni. Tuttavia, questa era la persona che Dio aveva scelto per essere la madre di Cristo. Gabriele disse, “Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è con te.”

Per noi è importante pensare a queste parole di Gabriele alv.28. Nel quarto secolo la Vulgata latina ha tradotto il Greco molto male. Dice, “Ave Maria, gratia plena” = “Ave, Maria, piena di grazia.”  Quella incorretta traduzione ha creato il malinteso che la grazia sia una sostanza di cui si può essere riempiti. Ha anche generato la tradizione che Maria è piena di grazia e ha il potere di dare grazia agli altri che la chiedono. Da questo deriva anche la famosa preghiera, “Ave Maria”, che chiede a Maria la sua intercessione.

La prima parte di questa preghiera è tratta da Luca 1:28:“Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.” Quella parte è stata usata nella Chiesa cattolica romana dal XII secolo. Nel XVI secolo, però, al Concilio di Trento, la Chiesa cattolica romana ha aggiunto le seguenti parole: Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatoti, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.” È la preghiera ancora usata oggi quando si recita il rosario.

La Bibbia, però, non insegna che Maria intercede per noi. Le Scritture non la rivelano come una donatrice di grazia, ma come una destinataria della grazia. Lei è benedetta fra le donne, come leggiamo al versetto 42. Maria è senza dubbio la donna più benedetta nella storia del mondo, poiché è stata scelta da Dio per portare Cristo. Ma questo la rende destinataria, non donatrice della grazia.

Come me e voi, Maria era una peccatrice e bisognosa di grazia. La grazia di Dio è il suo favore immeritato per i peccatori indegni. Gabriele ha ripetuto questa buona notizia al v.30:“Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.”

Ma poi Gabriele aveva altre buone notizie. Le ha detto che sarebbe stata la madre del Messia…

II. La madre del messia

v.31: “Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù.” Il nome “Gesù” è l’equivalente greco del nome ebraico “Giosuè”, che significa “YHWH salva”. Maria sarebbe la madre del Salvatore, perché avrebbe salvato il suo popolo dai loro peccati.

Gabriele continua a descrivere questo figlio nei vv.32-33: “Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno e il suo regno non avrà mai fine.” Come poteva una ragazza giovane come Maria processare tutto questo? Lei era una ragazzina ordinaria di una cittadina ordinaria. Com’è possibile che suo figlio sarebbe salito sul trono di Davide? Com’è possibile che suo figlio avrebbe avuto un regno mai fine? Era una notizia scioccante! Gabriele si riferiva alla promessa di un patto che Dio aveva stretto con Davide 1000 anni prima. Ricordate la storia in 2 Samuele 7? Davide voleva costruire una casa per il Signore. Credeva che fosse sbagliato che l’Arca del Patto rimanesse in una tenda mentre Davide viveva in un bellissimo palazzo. Questa discrepanza lo turbò profondamente. Il Signore, però, disse, “No Davide, tu non mi costruirai una casa. Al contrario, io ti costruirò una casa.

Dio fece un patto con Davide. Disse, “Io renderò il tuo nome grande…Io darò un posto a Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché abiti in casa sua e non sia più turbato e i malvagi non lo opprimano come prima…Io ti darò riposo liberandoti da tutti i tuoi nemici…Io innalzerò al trono dopo di te la tua discendenza…e Io stabilirò saldamente il suo regno…Egli costruirà una casa al mio nome e io renderò stabile per sempre il trono del suo regno…La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te il tuo trono sarà reso stabile per sempre.”  Io lo farò! Ecco la natura del patto Davidico. Era un patto unilaterale di grazia. Per secoli, Israele ha aspettato che Dio realizzasse questa promessa. Israele doveva aspettare con fede il vero figlio di Davide. Dovette attendere pazientemente il re promesso.

È proprio così che troviamo Israele all’inizio del Nuovo Testamento. Infatti, da quando il re babilonese Nabucodonosor aveva distrutto il tempio nel 586 a.C., non c’era stato alcun figlio di Davide sul trono d’Israele. Il popolo si domandava quando il Signore avrebbe portato il figlio di Davide, il Messia, Cristo, che li avrebbe salvati! Il sentimento degli israeliti è espresso bene in questa invocazione del Salmo 89: “Signore, dov’è la tua antica bontà che giurasti a Davide nella tua fedeltà?”

È a questo interrogativo che l’angelo rispose, quando annunciò a Maria la nascita del Figlio: “Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno e il suo regno non avrà mai fine.” Dunque, Gesù venne per essere il Figlio, il Signore di Davide, per adempiere le promesse del patto davidico e per stabilire una casa per il nome del Signore.

Nato da Maria vergine, della discendenza di Davide, il vero Figlio di Dio, immacolato e santo, è venuto per edificare una casa al nome del Signore. Si tratta dell’unico posto dove può dimorare la presenza di Dio: un santuario spirituale, formato dal popolo di Dio, santificato affinché i credenti siano pietre viventi nel tempio del Signore. Questa santificazione è avvenuta mediante lo spargimento del sangue di Cristo e mediante la sua giustizia, che ci è stata imputata per poter formare una casa spirituale. Quando, alla fine della Bibbia, in Apocalisse 21, leggiamo del “tabernacolo di Dio con gli uomini,” si tratta dell’adempimento da parte di Cristo del patto davidico!

Questo è il figlio che l’angelo annunciò a Maria! Lei sarebbe la madre del messia!

III. L’oggetto di un miracolo

La risposta di Maria è grande: “Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?” L’angelo le rispose nel v.35: “Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio.”  Ovviamente, la nascita verginale era un miracolo. Com’è possibile che una vergine possa concepire? È possibile solo a causa al potere creativo dello Spirito Santo. Lo stesso Spirito di Dio che aleggiava sulla superficie dell’acque durante la creazione del mondo avrebbe coperto Maria dell’ombra sua. Proprio come lo Spirito Santo ha generato la vita all’inizio del mondo, avrebbe anche generato la vita durante la nuova creazione nel seno di Maria. Cristo è il capo e l’erede della nuova creazione.

Il miracolo della nascita verginale testimonia che Gesù Cristo è unico. Così come il primo Adamo fu portato nel mondo in modo straordinario (Dio lo creò dalla polvere della terra), anche il secondo Adamo venne al mondo in modo straordinario. Fu concepito dall’opera dello Spirito Santo, come confessiamo nel simbolo niceno. Fu concepito in modo soprannaturale.

La sua nascita, d’altro canto, era naturale nel senso che Maria lo portò a termine. Gesù era completamente umano in ogni modo con un vero corpo e una vera anima. In quel preciso momento, il Figlio di Dio, che è “prima di tutti i secoli, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato, della stessa sostanza del Padre…per noi uomini e per la nostra salvezza…è fatto uomo.” Non ha cessato di essere Dio, ma è anche diventato uomo. Egli è ora e per sempre sia Dio che uomo. Il miracolo della nascita verginale testimonia che Gesù Cristo è unico ed è il Dio-uomo, come predisse il profeta Isaia, “La vergine sarà incinta e partorirà un figlio, al quale sarà posto nome Emmanuele,” che significa “Dio con noi.”

Ovviamente, molte persone oggi pensano che questa storia non sia altro che una fiaba. Come si può credere negli angeli e in una nascita verginale, giusto? Ma questa è la testimonianza della Scrittura. Se abbiamo un problema con la Scrittura e la dottrina della nascita verginale, il nostro problema è in definitiva con Dio. Dobbiamo ricordare che nessuna parola di Dio rimarrà inefficace.

In realtà, la cosa incredibile non è che Dio abbia fatto concepire la vergine, ma che ha mandato suo Figlio nel mondo per salvare peccatori indegni. Perché mai Dio dovrebbe salvare un peccatore? Perché dovrebbe pagare il prezzo per i peccati di altre persone? Perché dovrebbe riscattare i malvagi? Eppure, nella sua grazia, è ciò che è stato contento di fare! Questa è la buona notizia che Maria ricevette dall’angelo Gabriele: era la destinataria della grazia, la madre del messia, e l’oggetto di un miracolo. Ma questa buona notizia non era solo per lei, ma per ogni peccatore che ha fiducia in Cristo. Le buone notizie dell’angelo sono anche per noi.

È così che ci vediamo in questa storia. Grazie a Cristo, anche noi, come Maria, siamo diventati destinatari della grazia! Efesini 2.8-9 ci dice, “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi: è il dono di Dio. Non è in virtù di opere, affinché nessuno se ne vanti.” La grazia è per i peccatori, non i giusti. La grazia non è per gli immacolati, ma è per quelli che sono sporchi e danneggiati a causa del peccato. A tutti coloro che confidano in Cristo, Dio dà la sua grazia! A tutti quelli che sono in Cristo, Dio annuncia, “Non temere…perché hai trovato grazia presso Dio.”

Il più grande fattore che contribuisce alla nostra gioia come credenti è sapere che Dio ci accetta, nonostante il fatto che continuiamo a lottare contro il nostro peccato e la nostra disubbidienza in questa vita. Sapere che Dio ci ama e ci accoglie in virtù di Cristo ci protegge dall’instabilità della nostra coscienza e delle nostre emozioni. Come Maria, possiamo dire con gioia, “Ecco, io sono la serva [o lo servo] del Signore.”

E grazie a Cristo, anche noi, come Maria, siamo diventati l’oggetti di un miracolo! Lo Spirito Santo ha compiuto il miracolo della rigenerazione. Tito 3.4-7 ci dice, “Ma quando la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini sono stati manifestati, egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo, che egli ha sparso abbondantemente su di noi per mezzo di Cristo Gesù, nostro Salvatore, affinché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna.”

Un tempo eravamo schiavi del peccato, ma ora siamo liberi di servire Dio con gratitudine! Siamo liberi di amare e servire il nostro prossimo! Come Maria, possiamo dire con gioia, “Ecco, io sono la serva [o lo servo] del Signore.”

Carissimi, serviamo il Signore con gioia, perché ci ha fatto i destinatari della sua grazia e gli oggetti del suo miracolo. A causa di Cristo, noi stiamo ricevendo un regno che non può essere scosso e non avrà mai fine. Non ci lascerà né ci abbandonerà. Ci porterà finalmente a casa, perché “nessuna parola di Dio rimarrà inefficace.” Amen.

~ Rev. Michael Brown