“Il Benedictus” (Luca 1:57-80) – 16 dicembre 2018

Oggi è la terza domenica di avvento. Quindi continuiamo la nostra serie sul Vangelo secondo Luca per prestare attenzione alla narrazione della nascita del nostro Signore e a ciò che significa per noi. Come Luca ha scritto all’inizio del suo libro, lui ha registrato gli eventi sulla persona e l’opera di Cristo raccontata da testimoni oculari, in modo che possiamo avere certezza delle cose che ci sono state insegnate. Non era interessato a scrivere una fiaba. Invece, lui scrisse non solo come teologo, ma anche come attento storico.

La prima settimana, abbiamo preso in considerazione il grande annuncio dell’angelo Gabriele a Maria in vv.26-38. Maria ricevette la buona notizia. Era la destinataria della grazia, la madre del messia, e l’oggetto di un miracolo. Ma questa buona notizia non era solo per lei, ma anche per ogni peccatore che ha fiducia in Cristo. Serviamo il Signore con gioia, perché ci ha fatto destinatari della sua grazia e oggetti del suo miracolo della rigenerazione.

Poi, la settimana scorsa, abbiamo pensato ai vv.39-56 e alla visita di Maria a Elisabetta e al cantico di Maria che si chiama “Il Magnificat.” L’incontro di Maria ed Elisabetta è stata la grande svolta della storia. Anticipa la transizione dall’antico patto al nuovo patto. Era giunta la pienezza del tempo; il Messia era arrivato; il Nuovo va a salutare l’Antico, e l’Antico riceve il nuovo con gioia! Come Maria, anche noi possiamo cantare con gioia che Dio ha adempiuto la sua antica promessa e ha portato il Cristo nel mondo.

Oggi, pensiamo ai vv.57-80. Qua, in questo brano, troviamo il cantico di Zaccaria, che si chiama “Il Benedictus.” Cosa significa questo cantico? Perché lo Spirito Santo l’ha incluso nel Vangelo secondo Luca? E cosa ci dice oggi? Come il cantico di Maria, questo cantico dovrebbe riempirci di gioia nel Signore e farci meravigliare della sua fedeltà, perché ci annuncia la buona notizia che “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori.”

Ci sono tre cose importanti che impariamo da questo brano: Dio benedice Zaccaria con la sua promessa; Zaccaria benedice Dio in poesia; Zaccaria benedice suo figlio in profezia. 

I. Dio benedice Zaccaria con la sua promessa

Prima del cantico di Zaccaria, troviamo un testo breve dalv.57 al v.66 in cui Luca ricorda la nascita di Giovanni il battista. Questo imposta il contesto per il cantico di Zaccaria. Il suo cantico è arrivato dopo nove mesi di silenzio. Ricordate che il Signore lo aveva ammutolito per circa novi mesi. Prima nel capitolo 1, impariamo che l’angelo Gabriele visitò il sacerdote Zaccaria e annunciò che Zaccaria e Elisabetta avrebbero avuto un figlio. Zaccaria, però, dubitò questa promessa e disse, “Da che cosa conoscerò questo? Perché io sono vecchio e mia moglie è in età avanzata.” (1:18) L’angelo gli rispose: “Io sono Gabriele che sto davanti a Dio e sono stato mandato a parlarti e ad annunciarti queste liete notizie. Ecco, tu sarai muto, e non potrai parlare fino al giorno che queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole che si adempiranno a loro tempo” (1:19-20).

Riesci a immaginare di essere muto e di non poter parlare per nove mesi? Ogni volta che vuoi comunicare, non puoi. Nove oresarebbero frustranti, ma nove mesi cambierebbero totalmente la tua vita. Ogni giorno di questo periodo di attesa della nascita di suo figlio ricordò di Zaccaria la promessa di Dio.

Alla fine nacque il bambino. L’ottavo giorno vennero a circoncidere il bambino e a dargli un nome. I suoi vicini e parenti vennero insieme a celebrare l’occasione. Quasi tutti lo chiamavano Zaccaria dal nome di suo padre. Elisabetta, però, obiettò e disse, “No, sarà invece chiamato Giovanni,” perché questo è ciò che l’angelo Gabriele gli ha ordinato di fare. Anche Zaccaria scrisse così su una tavoletta, “Il suo nome è Giovanni.”

 v.64 dice, “In quell’ istante la sua bocca fu aperta e la sua lingua sciolta, ed egli parlava, benedicendo Dio.” Per nove mesi Zaccaria era stato muto, come Gabriele aveva predetto. Per nove mesi Zaccaria era stato solo con i suoi pensieri mentre considerava le cose che l’angelo aveva detto. Evidentemente arrivò a credere a ciò che Dio aveva promesso, cioè che suo figlio avrebbe preparato la via del Signore. Chiamando suo figlio Giovanni in obbedienza al comando di Dio, Zaccaria dimostrò fede nella promessa di Dio.

Vedete, carissimi, questo brano ci insegna che non abbiamo una ragione per dubitare le promesse di Dio! A volte, il Signore userà difficoltà nella nostra vita per aiutarci a fidarci delle sue promesse. È un padre amorevole che a volte ci discepola dolcemente, così che impareremo a fidarci delle sue promesse e ad ascoltare i suoi saggi comandi.

Dio ha fatto questo con Zaccaria rendendolo muto per nove mesi. Ha aiutato questo vecchio sacerdote ad imparare a fidarsi delle sue promesse. In modo simile, egli può usare prove nelle nostre vite per nutrire la nostra fiducia in lui. Il Signore è così buono e così pieno di misericordia che non smette mai di perseguire coloro che gli appartengono.

Ricordate Giona? Ricordate il modo in cui Giona fuggì da Dio? Nella sua grazia, Dio lo ha perseguito. Nella sua grazia incessante, Dio persegue i ribelli che gli appartengono. Possiamo correre e correre e correre, ma alla fine saremo fermati. Quando Dio si impegna verso qualcuno, non lo molla.

Allora, nei vv.57-66 possiamo vedere il modo in cui Dio ha benedetto Zaccaria con la sua promessa. Poi, impariamo che Zaccaria benedice Dio con poesia.

 II. Zaccaria benedice Dio in poesia

Le prime parole di Zaccaria dopo nove mesi sono parole poetiche. Sappiamo che era un cantico perché il greco dal v.67al v.80 èin forma poetica, come il cantico di Maria. Anche queste parole poetiche sono parole di benedizione: v.68:“Benedetto sia il Signore, il Dio d’Israele.” Ecco perché questo cantico si chiama “Il Benedictus.” Le prime parole in Latino sono, “Benedictus Dominus Deus Israel.” Come il Magnificat, il nome “Benedictus” risale alla chiesa primitiva quando la Bibbia fu tradotta in latino.

Ma cosa significa “Benedetto sia il Signore”? Come possiamo benedire Dio? Benedire Dio significa dargli lode e onore. Zaccaria benedice il Signore come fece Maria nel suo cantico. Gli diede lode e onore, perché ancora una volta il Dio di Israele visitò il suo popolo.

L’idea di Dio che visita il suo popolo risale all’Esodo. Per esempio, leggiamo nell’ultimo capitolo del libro di Genesi come Giuseppe disse ai suoi fratelli che Dio lo avrebbe fatto. Allora, per 400 anni Israele rimase in Egitto. Per quattro secoli, sentì la promessa ripetuta, di generazione in generazione, che un giorno Dio avrebbe visitato il suo popolo. Per 400 anni, però, Dio rimase in silenzio. Poi, finalmente, visitò il suo popolo, proprio come aveva promesso. Visitò Mosè nel deserto e disse, “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abraamo, il Dio d’Isacco e il Dio di Giacobbe…ho visto l’afflizione del mio popolo che è in Egitto…Sono sceso per liberarlo dalla mano degli Egiziani e per farlo salire da quel paese in un paese buono e spazioso.”

Mosè e Aaronne andarono e radunarono tutti gli anziani degli Israeliti e riferirono queste parole di Dio. Leggiamo la loro risposta in Esodo 4:31. La visita di Dio è arrivata! La Sua visita significa il riscatto del suo popolo. Zaccaria usa deliberatamente questo stesso linguaggio nel suo cantico: v.68: “Benedetto sia il Signore, il Dio d’Israele, perché ha visitato e riscattato il suo popolo.” Ancora una volta, il Signore era rimasto in silenzio per circa 400 anni. Proprio come Dio visitò Israele dopo 400 anni di afflizione in Egitto, visitò nuovamente il suo popolo dopo 400 anni di afflizione da parti di nazioni stranieri.

Questa volta, tuttavia, il Messia promesso sarebbe arrivato! Zaccaria alzò la voce e cantò con parole poetiche in vv.69-71:“e ci ha suscitato un potente Salvatore nella casa di Davide, suo servo, come aveva promesso da tempo per bocca dei suoi santi profeti; uno che ci salverà dai nostri nemici e dalle mani di tutti quelli che ci odiano.” L’arrivo del Messia segnò il nuovo e più grande esodo! Non è un esodo dall’Egitto e dal potere del Faraone, ma un esodo dalle tenebre e dal potere del diavolo.

Il fatto è che, a parte Cristo, ogni persona è schiava del peccato e vive sotto la tirannia del diavolo. Come l’apostolo Paolo scrisse in Ef 2: “voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l’andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell’aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli. Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d’ira, come gli altri.”

A parte Cristo, nessuno è un figlio di Dio. A parte Cristo, siamo solo i figli d’ira e schiavi del nostro peccato. Tutti noi abbiamo peccato e siamo privi della gloria di Dio. Abbiamo bisogno di un liberatore, qualcuno che ci salverà dai nostri nemici e dalle mani di tutti quelli che ci odiano,”come Zaccaria ha detto nel suo cantico. I più grande nemici sono il peccato e il diavolo; il nostro peccato perché “il salario del peccato è la morte,” e il diavolo perché lui ci odia e non vuole che crediamo alla verità.

Cristo è quel liberatore! A causa della sua vita, morte e risurrezione, ha dato piena soddisfazione per tutti i nostri peccati e ci ha liberato da ogni potere del diavolo, come confessiamo nel Catechismo di Heidelberg. Zaccaria benedisse Dio con il suo cantico, dicendo che era giunta la pienezza del tempo e il Messia era quasi arrivato!

Al centro del cantico di Zaccaria c’è il messaggio che Dio è fedele al suo patto con Abraamo: (vv.72-73) Proprio come Maria fece nel suo cantico, Zaccaria canta lode a Dio per aver adempiuto la sua promessa. Egli menziona il giuramento di Dio ad Abramo. Ricordate la scena dal Genesi 15: Dio fece un giuramento quando assunse su di sé le obbligazioni del patto e promise simbolicamente di onorare il patto, camminando da solo in mezzo agli animali. Camminando tra le carcasse divise, il Signore fece un solenne giuramento di sangue, invocando la morte su sé stesso, nel caso avesse rotto il vincolo del patto.

Zaccaria cantò lodi a Dio perché era giunta la pienezza del tempo. Il Messia venne nel mondo per compiere l’opera affidatagli dal Padre, la quale includeva la maledizione rappresentata nel giuramento di sangue in Genesi 15. Infatti, non solo Gesù visse una vita di perfetta ubbidienza per noi, ma egli divenne anche come quegli animali uccisi e divisi, portando la maledizione al posto nostro. Non c’era altro modo di redimere il suo popolo, provvedendo giustificazione, vita eterna e la gloria del mondo a venire. Sulla croce, il corpo di Cristo è stato spezzato e il suo sangue sparso, mentre sopportava la santa ira di Dio contro le nostre trasgressioni. Dunque, il giuramento di sangue di Dio in Genesi 15 era la promessa della morte del Signore Gesù Cristo per i nostri peccati, poiché la promessa fatta ad Abraamo non poteva essere adempiuta in altro modo.

Zaccaria lodò a Dio per questo Messia che avrebbe liberato il suo popolo, come il cantico continua ai v.74-75, “liberati dalla mano dei nostri nemici, di poterlo servire senza paura, in santità e giustizia, alla sua presenza, per tutti i nostri giorni.”

 Quindi, nella prima parte del suo cantico, Zaccaria benedice Dio in poesia. Poi, il suo cantico benedice suo figlio in profezia…

 III. Zaccaria benedice suo figlio in profezia

Il suo cantico ora si rivolge a suo figlio: v.76: “E tu, bambino…” Zaccaria disse tre cose di suo figlio: Prima lui disse, “sarai chiamato profeta dell’Altissimo.” Giovanni il battista era l’ultimo dei profeti dell’antico patto. Per 400 anni il Signore era rimasto in silenzio. L’ultima parola fu tramite Malachia, che disse, “Ecco, io vi mando il mio messaggero, che spianerà la via davanti a me; e subito il Signore, che voi cercate, l’Angelo del patto, che voi desiderate, entrerà nel suo tempio. Ecco, egli viene, dice il Signore.” Zaccaria collega la profezia di Malachia alla profezia dell’angelo Gabriele per quanto riguarda suo figlio. Sarai un profeta dell’Altissimo.

Secondo, Giovanni sarebbe stato un precursore del Messia. Guarda alla seconda parte di v.76: “andrai davanti al Signore per preparare le sue vie”. Sarebbe come il testimone di un matrimonio. Il testimone di nozze è importante. Generalmente è un parente stretto, un fratello o un caro amico: in breve, una persona che svolge un ruolo chiave nella cerimonia, ma non diventa il centro dell’attenzione e non viene tra la sposa e lo sposo. Invece, si assicura che le cose siano pronte preparate per lo sposo. Era lo stesso per Giovanni il Battista e il suo ruolo riguardo a Cristo che è venuto per la sua sposa, la chiesa.

 Terzo, sarebbe stato il messaggero della salvezza. V.77: “per dare al suo popolo conoscenza della salvezza mediante il perdono dei loro peccati.” Giovanni il Battista lo avrebbe farebbe, prima di tutto, predicando la legge di Dio. Dobbiamo ascoltare la legge prima di ascoltare la buona notizia. La legge espone il nostro peccato e ci mostra il nostro bisogno di salvezza. Non possiamo avere una conoscenza della salvezza finché non abbiamo prima una conoscenza del nostro peccato. È solo quando iniziamo a vedere che il nostro peccato è un’offesa terribile a Dio che vediamo il nostro bisogno di un Salvatore.

Cristo è il Salvatore per il quale Giovanni è stato inviato per preparare la via. A parte Cristo, non c’è il perdono dei nostri peccati. Perché è solo in Cristo che il peccatore può avere il perdono. È solo a causa della sua perfetta vita di obbedienza alla legge di Dio e alla sua morte di espiazione che possiamo conoscere la via della pace. È solo a causa di Cristo che possiamo essere salvati dal potere del diavolo e dalle tenebre del nostro peccato.

Cristo è “l’Aurora dall’alto ci visiterà,” come Zaccaria disse ai vv.78-79, “per risplendere su quelli che giacciono in tenebre e in ombra di morte, per guidare i nostri passi verso la via della pace.” Sai, tutto nel cantico di Zaccaria è stato adempiuto! Ecco perché Luca l’ha incluso nel suo vangelo. Cristo è la grande visita di Dio! Lui è l’adempimento del giuramento di Dio ad Abramo e il potente Salvatore nella casa di Davide! Cristo è il Liberatore “dalla mano dei nostri nemici, di poterlo servire senza paura in santità e giustizia, alla sua presenza, per tutti i nostri giorni.”

Ecco perché credenti dovrebbero essere le persone più gioiose durante il Natale! Cristo è arrivato e ha fatto per noi ciò che non potevamo fare per noi stessi! Se crediamo in Cristo, possiamo prendere il nostro posto con Zaccaria e alzare la voce e benedire il Signore. Non diciamo più,“Benedetto sia il Signore, il Dio d’Israele,”ma diciamo, “Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo” (Ef. 1:3).

Forse non ti senti molto benedetto. Forse hai problemi al lavoro o a scuola. Magari il tuo matrimonio è così così. Magari hai problemi con la tua salute, le tue finanze o la tua famiglia. Ma oggi se sei in Cristo, Dio dice che sei benedetto! Una volta eri nelle tenebre, ma Dio ha fatto risplendere la luce del Vangelo su di te! Dio ti ha dato una conoscenza della salvezza, anche molto più di quanto Giovanni il battista avesse. Ha fatto pace con te a causa di Cristo, che è stato punito per i tuoi peccati al posto tuo.

E oggi lui promette di resuscitarti dalla morte e di portarti alla gloria! Promette di portarti al nuovo cielo e alla nuova terra in cui tenebre non saranno più. “Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate.” Cristo ha acquistato quel mondo per te, quindi non devi temere l’ombra della morte!

O carissimi, rallegriamoci nel Signore! Veniamo alla sua tavola oggi con gioia e letizia! Cantiamo per lui e magnifichiamo il suo santo nome! Facciamoci gioiosamente umili davanti al Signore e diciamo con fede, “Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo.” Amen.

~ Rev. Michael Brown