“Il Magnificat” (Luca 1:39-56) – 9 dicembre 2018

 

Oggi è la seconda domenica di avvento. Quindi continuiamo la nostra serie sul Vangelo secondo Luca per prestare attenzione alla narrazione della nascita del nostro Signore e a ciò che significa per noi. Come Luca ha scritto all’inizio del suo libro, lui ha registrato gli eventi sulla persona e l’opera di Cristo raccontata da testimoni oculari, in modo che possiamo avere certezza delle cose che ci sono state insegnate. Non era interessato a scrivere una fiaba. Invece, lui scrisse non solo come teologo, ma anche come attento storico.

La settimana scorsa, abbiamo sentito come il possente angelo Gabriele fu inviato dalle corti del cielo per dare il grande annuncio che il Figlio di Dio sarebbe nato nel mondo per salvare i peccatori. Lo diede alla persona meno prevedibile di questo pianeta: a una semplice contadina di nome Maria. Come abbiamo imparato la settimana scorsa, Maria ricevette la buona notizia dell’angelo. Era la destinataria della grazia, lamadre del messia, e l’oggetto di un miracolo. Ma questa buona notizia non era solo per lei, ma anche per ogni peccatore che ha fiducia in Cristo. Serviamo il Signore con gioia, perché ci ha fatto destinatari della sua grazia e oggetti del suo miracolo della rigenerazione.

Stamattina, pensiamo ai vv.39-56. Qua, in questo brano, troviamo il cantico di Maria, che si chiama “Il Magnificat.” Ci sono quattro cantici nei primi due capitoli di Luca, e questo è il primo. In un certo senso, questi sono i veri inni di natale, perché tutti questi inni magnificano il Signore per aver mandato Cristo nel mondo! Oggi consideriamo il primo: “Il Magnificat.”

Cosa significa questo cantico? Perché lo Spirito Santo l’ha incluso nel Vangelo secondo Luca? E cosa ci dice oggi? Questo testo ci annuncia una buona notizia e ci chiama a rallegrarci nel Figlio di Dio, “il quale ci ha amato e ha dato se stesso per noi.”

 I. Rallegriamoci, perché il nuovo patto è arrivato!

Prima del cantico di Maria, troviamo un brano breve dal v.39 al v.45 in cui Luca ricorda la visita di Maria a Elisabetta. Questo imposta il contesto per la canzone di Maria. Dopo la visita dell’angelo Gabriele, Maria si alzò e andò in fretta a casa della sua parente Elisabetta. Elisabetta era sposata con Zaccaria – non il profeta Zaccaria dell’Antico Testamento, ma un sacerdote. Elisabetta era incinta con Giovanni il battista. Era il sesto mese per lei. Come la gravidanza di Maria, anche quella di Elisabetta era soprannaturale. Non era vergine, ma era sterile e anziana. Quindi, se c’era qualcuno al mondo con cui Maria sentiva di poter parlare, era con la sua parente più anziana, Elisabetta. Maria viaggiò a lungo, almeno pochi giorni, per vederla.

C’è molto di più, però, in questa storia di due donne che si riuniscono per condividere la loro gioia di essere incinte. Luca disse che quando Maria entrò nella casa di Zaccaria e salutò Elisabetta, “il bambino le balzò nel grembo” (v.41).

Perché fu così? Perché Luca ha registrato questo piccolo fatto? Perché è necessario che sappiamo che “il bambino le balzò nel grembo”? Questo non è un fatto banale. Anzi, ogni frase del vangelo di Luca è ispirata dallo Spirito Santo e ha uno scopo. E qui, Luca ci parla di qualcosa di soprannaturale. Ricordate ciò che l’angelo Gabriele disse a Zaccaria riguardo a suo figlio? Leggiamo 1:13-15…  Giovanni il battista era “pieno di Spirito Santo fin dal grembo di sua madre.”È importante che colleghiamo insieme questi due fatti: la profezia dell’angelo su come Giovanni il Battista sarebbe stato riempito dallo Spirito Santo fin dal grembo materno, e il bambino che balzò nel grembo di Elisabetta alla voce del saluto di Maria.

È importante per almeno due ragioni. Prima di tutto, questa è la prova biblica che Dio può rigenerare il cuore di un bambino non ancora nato. Ciò non significa che Dio lo faccia ogni volta per ogni bambino nato da genitori credenti, ma certamente significa che Dio può farlo.

Se lo Spirito Santo ha rigenerato Giovanni il battista nel grembo materno, può farlo anche con gli altri. Non c’è nulla che vieti a Dio di rigenerare il cuore di un peccatore, anche se quel peccatore è un bambino, o un bambino non ancora nato, o un adulto che è ha gravi disabilità mentali. Nulla impedisce a Dio di aprire un cuore affinché comprenda e riceva la sua Parola annunciata. Questo dovrebbe incoraggiarci! Se vogliamo che i nostri figli o i nostri cari vengano a Cristo, dobbiamo dargli la buona notizia! “La fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo,” come l’apostolo Paolo disse in Romani 10:17. Questo dovrebbe incoraggiare i genitori cristiani a leggere la Scrittura e cantare i salmi ai figli anche quando sono nel grembo! Leggete le Scritture e cantate a loro i salmi quando li portate a casa dall’ospedale e mentre crescono! Perché lo Spirito Santo usa la Parola per creare fede! Questo testo ne è la prova.

Ma questa scena della visita di Maria ad Elisabetta ci insegna qualcos’altro, qualcosa più importante. Questo incontro segnala la grande svolta nella storia! L’incontro di Maria ed Elisabetta anticipa la transizione dall’antico patto al nuovo patto. Elisabetta, in un certo senso, rappresenta essenzialmente l’antico patto. Era vecchia e nel suo grembo era l’ultimo profeta dell’antico patto. Era l’ultimo di una lunga fila di voci, che gridava, “Preparate la via del Signore.” Maria, d’altro canto, rappresenta il nuovo patto. Era molto giovane e nel suo grembo era il Messia promesso.

  • Nel grembo di Elisabetta c’era un profeta dell’Antico Patto, che avrebbe ricondotto “molti dei figli d’Israele al Signore, loro Dio.” Nel grembo di Maria, però, c’ERA il Signore loro Dio!
  • Nel grembo di Elisabetta c’era un profeta che non avrebbe bevuto né vino né bevande alcoliche. Nel grembo di Maria, tuttavia, c’era qualcuno che avrebbe cambiato l’acqua in vino e avrebbe annunciato che il regno di Dio era arrivato.
  • Nel grembo di Elisabetta c’era un profeta che avrebbe proclamato la legge del Monte Sinai. Nel grembo di Maria c’era Colui che avrebbe adempiuto a quella legge con la sua obbedienza e morte.

Questo era più di un incontro tra due donne incinte: questa è stata la grande svolta della storia. Era giunta la pienezza del tempo; il Messia era arrivato; il Nuovo va a salutare l’Antico, e l’Antico riceve il nuovo con gioia!

Come Elisabetta, anche noi riceviamo il Nuovo Patto con gioia. Come disse lo scrittore di Ebrei, “Ora però [Cristo] ha ottenuto un ministero tanto superiore quanto migliore è il patto fondato su migliore promesse, del quale egli è mediatore” Come Elisabetta, anche noi rallegriamoci e adoriamo il frutto del grembo di Maria:“Gesù, il mediatore del nuovo patto” (Ebrei 12:24).

Questo è il primo punto: Rallegriamoci, perché il nuovo patto è arrivato!

II. Rallegriamoci, perché le grandi promesse di Dio sono state soddisfatte!

Quindi Maria risponde con il suo cantico gioioso. Sappiamo che era un cantico perché il greco dal v.46al v.55 è in forma poetica. Questo è un inno. È molto simile al cantico di Anna in 1 Samuele 2 in cui Anna ha ringraziato il Signore per il dono di Samuele, suo figlio. Il cantico di Maria è molto simile. Come quello di Anna, inizia con la gioia: “L’anima mia magnifica il Signore.” Ecco perché la canzone si chiama “Il Magnificat.” le prime parole sono, “L’anima mia magnifica il Signore.” In Latino si legge, “Magnificat anima mea dominum.” Magnificare significa esultare, come Maria dice nel prossimo versetto: “e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore.”

Nota il parallelo tra il v.46 e il v.47. Questo è un elemento classico della poesia ebraica, cioè la rima dei pensieri. Spesso la seconda riga ripete la prima riga in qualche modo. Non c’è una differenza tra l’anima e lo spirito. Sono semplicemente due modi diversi di dire la stessa cosa.

Ma perché Maria vuole magnificare il Signore ed esultare in lui? “Perché,” come Maria dice nel v.48: “egli ha guardato alla bassezza della sua serva. Da ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.” Nell’antico Medio Oriente, l’onore dato al proprio nome era di enorme importanza. Anche se Maria era una ragazza umile da un luogo insignificante, il suo nome sarebbe stato ricordato per molte generazioni. È davvero così! Il suo nome è conosciuto negli ultimi 2000 anni, non solo in Israele, ma in tutto il mondo! Tutte le generazioni l’hanno chiamata beata!

Perché? Perché lei, la vergine benedetta, ha dato alla luce il Salvatore promesso. L’antica promessa di Dio che riecheggiò nell’Antico Testamento si adempì nel bambino che portava nel suo grembo. Il campione promesso ad Adamo ed Eva in Genesi 3; la progenie promessa ad Abraamo in Genesi 15; il Sacrificio promesso ad Isacco in Genesi 22; il re promesso a Giuda in Genesi 49; il Profeta promesso a Israele in Deuteronomio 18; l’Erede promesso a Davide in Secondo Samuele 7; il Messia promesso nei Salmi; il Liberatore promesso dai profeti; colui che Israele guardò mentre aspettavano che Dio visitasse il suo popolo e portasse salvezza, QUESTO era arrivato!

Carissimi, quando siete tentati a dubitare la fedeltà del Signore, ricordate che Egli mantiene le sue promesse! Possiamo dimenticare facilmente questo semplice ma profondo fatto. Spesso, quando le circostanze della vita sono difficili, quando la vita non sembra funzionare correttamente e le nostre aspettative non sono soddisfatte, abbiamo la tendenza a dubitare la fedeltà di Dio. La nostra esperienza, però, non ha l’ultima parola! Ce l’hanno invece le promesse di Dio! Quindi, quando sei tentato a dubitare la fedeltà del Signore, guarda alla Parola di Dio!

Guarda al modo in cui Egli ha adempiuto le sue promesse! E rallegriamoci, perché le grandi promesse di Dio sono state soddisfatte! Puoi fidarti di lui!

III. Rallegriamoci, perché era iniziata la grande inversione dei ruoli

Cosa voglio dire? Cosa significa questa espressione, “la grande inversione dei ruoli”? Maria parlò del modo in cui Dio resiste ai superbi e dà grazia agli umili. Guarda ancora i vv.51-52. Israele attese con ansia che il Messia distruggesse i troni di Erode e dell’Impero Romano. Aspettarono che il re promesso inaugurasse il suo glorioso regno. Nel cantico di Maria c’è questo tema della giustizia di Dio che inverte la fortuna sociale e politica.  La situazione si è ribaltata.

Essenzialmente, Maria disse nel suo cantico: “È giunto il momento! Il nostro Salvatore verrà e la situazione di Israele si ribalterà”. È molto simile al cantico di Anna 1000 anni prima. Il Magnificat ripete diverse frasi di quel cantico. Per esempio, le parole, “l’anima mia magnifica il Signore”nel v.46, “Santo è il suo nome” nel v.49, “ha disperso quelli che erano superbi” nel v.51, “innalzato gli umili” nel v.52, e “ha colmato di beni gli affamati e ha rimandato a mani vuote i ricchi.”Nelle loro canzoni, sia Anna che Maria si fidavano della promessa di Dio di portare salvezza al suo popolo e una grande inversione dei ruoli, umiliando i superbi ed esaltando gli afflitti e gli umili.

Ma c’era nel cantico di Maria più di quanto lei stessa si fosse forse resa conto a quel tempo. La grande inversione dei ruoli di Dio sarebbe stata molto più significativa di quanto avrebbe potuto sapere quando ha cantato questo cantico di gioia. Dio stesso avrebbe partecipato a questa grande inversione di ruoli. Questo è il significato del Natale. Dio è diventato uomo. Lo stesso Dio che ha dato la sua legge sul monte Sinai è nato sotto la legge. Ha adempiuto alla legge attraverso la sua perfetta obbedienza.

Il bambino nel grembo di Maria era quel vero Israele, il Signore che divenne il Servo per il nostro bene. Il grande potere di Dio si sarebbe rivelato nella debolezza umana e la sua gloria nella sua umiliazione. Il Figlio di Maria, il Messia, non avrebbe salvato il suo popolo innalzando un esercito, creando politiche pubbliche o istituendo un piano economico. Avrebbe salvato il suo popolo essendo crocifisso su una croce romana. Qui, vediamo la più grande inversione di ruoli. Il re della gloria divenne un servitore per il nostro bene. È nell’oscurità e nel dolore della croce che vediamo la misericordia di Dio estendersi a noi. Ed è nella gloria di una tomba vuota che vediamo la potente forza di Dio rivelata.

Quindi, cosa ha a che fare con noi il cantico di Maria? Che cosa significa oggi per noi questo inno di 2000 anni fa, il Magnificat? Cantiamo il Magnificat nel senso che, come Maria, le nostre anime magnificano il Signore e i nostri spiriti si rallegrano in Dio nostro Salvatore, poiché ci ha veramente benedetti in Cristo.

Come Maria, anche noi possiamo cantare con gioia che colui che è potente ha guardato nella nostra umile tenuta e fatto grandi cose per noi. Che cosa avrebbe potuto farci di più grande della redenzione che Cristo ha compiuto? Dio guardò la nostra condizione umile e miserabile nel peccato e nella ribellione, e invece di darci la giustizia che meritavamo, ci ha mostrato misericordia mandando suo Figlio.

Come Maria, possiamo cantare con gioia per questo sorprendente scambio dei ruoli: il Re della gloria diventa un servitore, il Santo che viene punito per i nostri peccati. Perché in quell’incredibile inversione di ruoli, vediamo il grande scambiamento dei ruoli per noi: peccatori e ribelli che diventano figli e figlie di Dio.

Come Maria, anche noi possiamo cantare con gioia che Dio ha adempiuto la sua antica promessa e ha portato il Cristo nel mondo. E se ha adempiuto alle sue promesse in passato, adempierà alle sue promesse per il futuro. Cristo ritornerà in questo mondo che gli appartiene e porterà fine a tutto il male. In quel giorno, i superbi non si esalteranno più e gli umili non saranno più oppressi. I regni degli uomini diventeranno il regno di Dio. La maledizione del peccato, anche la morte stessa sarà per sempre distrutta.

Capisci il motivo per rallegrarti oggi? Sei molto favorito da Dio! I tuoi peccati sono perdonati! La tua colpa è stata rimossa! Hai un’eredità che è imperitura e riservata in cielo! O carissimi, rallegriamoci nel Signore! Veniamo alla sua tavola oggi con gioia e letizia! Cantiamo per lui e magnifichiamo il suo santo nome! E mostriamo la nostra gratitudine a Dio per la sua misericordia consacrandoci a una vita di amore e di buone opere! Facciamoci gioiosamente umili davanti al Signore e diciamo con fede, “Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola.” Amen.

~ Rev. Michael Brown
13 dicembre 2018